Senza una modifica della Legge sul materiale bellico (LMB), la Svizzera rischia di perdere le tecnologie e le competenze necessarie per la propria difesa. È con questo messaggio che UDC, PLR, Centro e PVL, insieme alle principali associazioni economiche, hanno lanciato oggi a Berna la campagna per il SÌ. La votazione si terrà il 29 novembre.
L’adeguamento riguarda le norme sulla fornitura di materiale bellico ai nostri Paesi partner, le forniture in caso di conflitto e il momento in cui il Consiglio federale stabilisce le condizioni per il trasferimento a terzi. In futuro, tali condizioni saranno definite già al momento della vendita e non più soltanto in caso di conflitto. A sostenere il SÌ alla modifica sono il Consiglio federale e il Parlamento, il PVL, il Centro, il PLR, l’UDC e l’UDF, nonché tutte le principali associazioni economiche.
Difendere ciò che amiamo
«La sicurezza moderna richiede leggi moderne. Questa modifica è necessaria affinché la Svizzera possa difendersi», afferma il consigliere nazionale Reto Nause (Centro/BE), presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. Attualmente, se un Paese confinante o partner viene attaccato, non può più ricevere munizioni né pezzi di ricambio dalla Svizzera. Inoltre, non può cedere ai propri alleati il materiale acquistato nel nostro Paese. Le conseguenze sono gravi: Germania, Danimarca, Paesi Bassi e altri Stati non acquistano più materiale in Svizzera. Di conseguenza, aziende svizzere hanno licenziato personale e trasferito la produzione all’estero. «Un fornitore del genere non è un partner, ma un rischio», afferma il consigliere nazionale Sidney Kamerzin (Centro/VS).
La neutralità richiede indipendenza
Chi deve procurarsi sistemi, pezzi di ricambio e munizioni all’estero rischia di passare in secondo piano in caso di emergenza. Per questo anche il consigliere nazionale Michael Götte (UDC/SG) sostiene la modifica: «La neutralità della Svizzera presuppone che il nostro Paese sia in grado di garantire autonomamente la propria sicurezza. Una neutralità armata credibile richiede quindi che le competenze industriali rilevanti per la sicurezza siano presenti sul territorio nazionale. Chi dipende da altri non può essere neutrale né difendersi autonomamente». In futuro, il Consiglio federale potrà rifiutare un’esportazione anche per motivi legati alla politica di neutralità. Tuttavia, le sole commesse dell’esercito svizzero non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza di questa industria. «Senza un’industria della difesa, l’esercito diventerà una semplice facciata. E una facciata non protegge nessuno. Chi vuole garantire autonomamente l’equipaggiamento e l’efficienza operativa dell’esercito in caso di conflitto vota SÌ il 29 novembre alla modifica pragmatica della LMB», afferma il consigliere nazionale Heinz Theiler (PLR/SZ).
Ideato in Svizzera, prodotto in Svizzera
La Svizzera è tra i Paesi leader a livello mondiale nella ricerca e nello sviluppo, in particolare nei settori della robotica, dei droni e dell’aerospazio. Tuttavia, un prototipo diventa un prodotto svizzero soltanto se può essere fabbricato nel nostro Paese. «Senza produzione, posti di lavoro, brevetti e proprietà intellettuale vengono trasferiti all’estero. In altre parole, siamo noi a finanziare la ricerca, mentre altri ne raccolgono i frutti», afferma la consigliera nazionale Céline Weber (PVL/VD). Sono interessati oltre 3’000 fornitori, perlopiù piccole e medie imprese (PMI). «Se altre aziende trasferiranno le proprie attività all’estero, andranno persi anche i relativi posti di tirocinio in ambito tecnologico e posti di lavoro altamente qualificati», afferma Monika Rühl, direttrice di economiesuisse.