Un’alleanza di sinistra ha presentato oggi il referendum contro l’adeguamento della Legge sul materiale bellico. Da mesi, PS, Verdi ed il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) diffondono fake news e scenari allarmistici poco credibili, rimanendo ancorati ad un’utopia. Nel 2021, la Svizzera ha adottato una legge “da bel tempo”, spingendosi troppo oltre. Diversi conflitti nel mondo dimostrano che questo inasprimento non è più al passo con i tempi. L’Alleanza Sicurezza Svizzera condurrà la campagna per il SÌ a questa importante correzione della LMB.
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In un mondo sempre meno sicuro, la Svizzera ha più che mai bisogno di un esercito pronto all’impiego e di una protezione civile solida. Tuttavia, le fondamenta della politica di sicurezza si stanno erodendo: di fatto vi è la libertà di scelta e questo comporta che ogni anno migliaia di persone soggette all’obbligo di servizio scelgano di non prestare servizio nell’esercito o nella protezione civile. Gli effettivi si riducono sempre più. La revisione della Legge sul servizio civile corregge questa deriva, garantisce gli effettivi dei nostri organi di sicurezza e ristabilisce l’equità dell’obbligo di servizio. Per gli uomini con reali conflitti di coscienza, il servizio civile resta comunque un’opzione. Un comitato interpartitico ha presentato oggi la sua campagna per un sì alla revisione della Legge sul servizio civile il 14 giugno.
La popolazione è favorevole al rafforzamento dell’industria svizzera degli armamenti. I risul-tati dell’attuale «Barometro delle opportunità» danno quindi un segnale positivo in vista del-la votazione popolare sulla revisione della Legge sul materiale bellico (LMB).
L’Alleanza Sicurezza Svizzera sostiene la valutazione della situazione di politica di sicurezza del Consiglio federale. Il contesto della minaccia si è aggravato, l’Europa è diventata più insicura e la Svizzera ha atteso troppo a lungo. Il fabbisogno finanziario supplementare di oltre 31 miliardi di franchi indicato dal Consiglio federale è realistico e necessario per colmare le più gravi lacune di prestazione dell’Esercito svizzero.
Un’alleanza di sinistra lancia il referendum contro l’importante adeguamento della Legge sul materiale bellico. Da mesi PS, Verdi e il Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE) diffondono fake news e scenari catastrofici per fini palesemente strumentali. Il referendum era prevedibile: PS, Verdi e GSsE sono intrappolati in una bolla utopica che non è scoppiata nemmeno dopo la guerra in Ucraina. L’Alleanza Sicurezza Svizzera guiderà la campagna per il sì alla necessaria correzione della LMB.
Dopo il Consiglio nazionale, anche il Consiglio degli Stati si è espresso a favore di disposizioni modera-te riguardo alle esportazioni di armamenti. Sul tavolo vi è dunque una soluzione in grado di raccogliere una maggioranza politica, che permette di pianificare con certezza non solo all’industria degli arma-menti, ma anche ad innumerevoli aziende svizzere fornitrici. Un eventuale referendum danneggerebbe non solo l’industria e l’economia, ma metterebbe soprattutto a rischio la sicurezza del nostro Paese. L’Alleanza Sicurezza Svizzera si prepara, insieme ai partiti e alle associazioni, a una possibile votazione popolare.
Il Popolo svizzero ha respinto nettamente l’iniziativa «Servizio Civico». L’iniziativa avrebbe obbligato tutte le cittadine ed i cittadini svizzeri a prestare un servizio a favore della collettività o dell’ambiente. Con il suo rifiuto, la popolazione ha lanciato un segnale chiaro: un servizio arbitrario a spese dei contribuenti non è gradito. L’obbligo di servizio deve essere limitato alla nostra sicurezza.
Il PS antepone l’ideologia alla sicurezza della Svizzera: con delle fake news sta sabotando
l’adeguamento – urgentemente necessario – della Legge sul materiale bellico (LMB). Tuttavia questi fumogeni ideologici della sinistra non attecchiscono: le affermazioni false si possono confutare facilmente – i diritti umani continueranno ad essere protetti anche in futuro. Una volta smascherate le fake news, la strada è libera per una discussione oggettiva sul perché le esportazioni di armamenti prodotti in Svizzera siano indispensabili per la nostra sicurezza.
La delocalizzazione della produzione di armamenti verso l’estero dimostra che la Svizzera ha urgente bisogno di un allentamento delle norme sulle esportazioni. La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale (CPS-N) ha approvato una proposta am-piamente condivisa da sottoporre al Consiglio nazionale.
I disordini dell’11 ottobre 2025 a Berna, con 18 membri delle forze dell’ordine feriti, hanno messo in luce in modo drammatico la minaccia alla sicurezza interna. La prevenzione e la persecuzione penale di tali atti risultano difficili anche a causa di lacune legislative, che ora devono essere colmate. A questo scopo, un gruppo di lavoro interpartitico composto da parlamentari nazionali ha lanciato un pacchetto di misure a livello nazionale.

