Berna, 29 settembre 2026. L’ultima revisione della Legge federale sul materiale bellico (LMB) è entrata in vigore poco prima dell’attacco della Russia all’Ucraina e ha mostrato che la Svizzera si è spinta troppo oltre con la propria regolamentazione: l’attuale LMB non supera la prova dei fatti. Consiglio federale e Parlamento hanno discusso a lungo per trovare un compromesso. Oggi il Consiglio federale ha presentato pubblicamente l’adeguamento pragmatico della LMB, con il quale la Svizzera può garantire la propria capacità di difesa e arrestare il declino della piazza industriale, della ricerca e della tecnologia. Anche dopo la revisione, le esportazioni verso Paesi in guerra civile rimarranno vietate. L’Alleanza Sicurezza Svizzera accoglie favorevolmente la posizione del Consiglio federale.
L’Alleanza Sicurezza Svizzera accoglie favorevolmente la revisione della Legge federale sul materiale bellico (LMB) proposta dal Consiglio federale. Negli ultimi anni la situazione in materia di politica di sicurezza in Europa è cambiata radicalmente. Anche per la Svizzera si pone quindi la questione di come garantire a lungo termine la propria capacità di difesa. Diversi inasprimenti della LMB non hanno superato la prova dei fatti. I nostri Paesi vicini non acquistano più in Svizzera: il nostro Paese non riesce più a esportare nemmeno vecchie munizioni o reti mimetiche. L’errore commesso con l’ultima revisione viene ora corretto con l’adeguamento della LMB.
Le esportazioni verso Stati canaglia restano vietate
«Con la revisione della LMB non si spalancano semplicemente le porte a qualsiasi esportazione», sottolinea con fermezza Reto Nause, consigliere nazionale del Centro e presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. «Le affermazioni contrarie sono semplicemente false! Le esportazioni verso Paesi in guerra civile o Stati che violano sistematicamente i diritti umani sono oggi illegali e continueranno ad esserlo anche dopo la revisione.»
L’adeguamento della LMB riguarda gli Stati partner, ossia Paesi che condividono gli stessi valori della Svizzera e che dispongono a loro volta di controlli sulle esportazioni. La revisione mira principalmente a consentire agli Stati partner della Svizzera, come ad esempio la Germania o la Danimarca, di scambiarsi tra loro materiale acquistato in Svizzera.
Decisione al momento dell’acquisto anziché durante un conflitto
Oggi il Consiglio federale mantiene il proprio potere decisionale anche dopo l’acquisto. In caso di conflitto deve pronunciarsi proprio nel momento in cui gli occhi del mondo intero sono puntati. Con la revisione della LMB questa circostanza viene modificata. In futuro il Consiglio federale stabilirà, al momento della vendita e in un contesto non condizionato da un conflitto, le regole applicabili all’ulteriore impiego dei beni acquistati in Svizzera. Al contempo, riceverà anche la competenza di rifiutare forniture in presenza di riserve legate alla politica estera, alla neutralità o alla politica di sicurezza.
Senza l’adeguamento della LMB, la Svizzera resta senza protezione
Senza un adeguamento della LMB scompariranno capacità produttive necessarie a garantire la sicurezza della difesa. «Competenze altamente qualificate vengono trasferite all’estero: proprio quelle capacità di cui vi sarebbe urgente bisogno in caso di crisi per potersi difendere autonomamente in un conflitto», spiega Matthias Zoller, membro del Comitato dell’Alleanza Sicurezza Svizzera e segretario generale di Swiss ASD.
«L’importanza di poter agire in modo autonomo è evidente anche osservando quanto accade in Ucraina. Per questo vale il principio seguente: chi vuole garantire autonomamente il mantenimento operativo dell’esercito in caso di conflitto vota Sì all’adeguamento pragmatico della LMB.»
La campagna per il Sì dell’Alleanza Sicurezza Svizzera ai blocchi di partenza
L’adeguamento della LMB è sostenuto dai Verdi liberali, dall’UDC, dal Centro, dal PLR, dall’UDF, da economiesuisse, Swissmem, dall’Unione svizzera degli imprenditori, dalla Società svizzera degli ufficiali, dall’Associazione delle società militari e da altre organizzazioni della società civile.
L’Alleanza Sicurezza Svizzera riunisce queste forze e lancerà a metà ottobre la campagna interpartitica per il Sì.

