Il 18 giugno 2026, la presidenza dell’Alleanza Sicurezza Svizzera ha presentato al Consiglio nazionale un atto parlamentare volto a modificare il Codice di procedura penale (CPP). Nel loro atto, Reto Nause (Il Centro), Michael Götte (UDC) e Heinz Theiler (PLR) chiedono che venga limitata l’apposizione di sigilli sui supporti dati. È chiaro che anche nell’era digitale devono essere tutelati i segreti riconosciuti dalla legge, come ad esempio il segreto professionale degli avvocati. Ma la sicurezza della nostra popolazione è messa a rischio se, in caso di sospetti di criminalità organizzata o terrorismo, il Ministero pubblico della Confederazione non può esaminare i dispositivi sequestrati e quindi non è in grado di accertare se dietro le quinte operi un’intera rete.
In caso di sospetti di criminalità organizzata o terrorismo, l’attuale legislazione prevede che la tutela dei cosiddetti «segreti riconosciuti dalla legge», come ad esempio il segreto professionale degli avvocati, prevalga sull’azione penale, mettendo così a rischio la sicurezza della popolazione. Per questo motivo, la presidenza dell’Alleanza Sicurezza Svizzera, composta dai consiglieri nazionali Reto Nause (Il Centro), Michael Götte (UDC) e Heinz Theiler (PLR), ha presentato un atto parlamentare che chiede al Consiglio federale di modificare il Codice di procedura penale (CPP).
Tutela del diritto alla riservatezza, ma accelerazione dei procedimenti
La tutela dei segreti riconosciuti dalla legge è un bene prezioso e deve essere preservata anche nell’era digitale. Essa non deve però portare a un blocco di mesi nelle indagini su reati gravi. «Il caso dell’attentatore di Winterthur Nesip D. e le dichiarazioni inequivocabili del procuratore federale Stefan Blätter sulla NZZ am Sonntag del 7 giugno 2026 sono allarmanti», afferma il consigliere nazionale Michael Götte (UDC), vicepresidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. «Se attualmente il Ministero pubblico della Confederazione non è in grado di verificare, sulla base dei dispositivi sequestrati, se dietro le quinte vi fosse forse una rete, ciò rappresenta una grave lacuna per la sicurezza pubblica», aggiunge il consigliere nazionale Reto Nause (Il Centro), presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. «Non è accettabile che i tribunali delle misure coercitive siano sovraccaricati di richieste di sigillatura infondate o motivate esclusivamente da ragioni tattiche e che le autorità investigative siano ostacolate nel loro lavoro fin dall’inizio».
La digitalizzazione richiede un nuovo approccio
La normativa vigente si basa storicamente su fascicoli fisici. Nel caso di dispositivi digitali o archivi cloud, la sigillatura spesso blocca l’accesso completo alle prove. L’azione penale ne risulta di fatto paralizzata. Nonostante la revisione parziale della legge sulla desigillatura, entrata in vigore il 1° gennaio 2024, lo strumento della sigillatura si è trasformato nella pratica sempre più in una fonte di ritardi procedurali. «Se ciò porta, come nel caso descritto, a una situazione in cui il Ministero pubblico della Confederazione non può escludere che sussista un ulteriore pericolo imminente, ciò dimostra l’urgenza del problema», sintetizza il consigliere nazionale Heinz Theiler (PLR), vicepresidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera.
Modifica legislativa per un perseguimento penale coerente ed efficiente
Nei loro atti parlamentari, Nause, Götte e Theiler invitano il Consiglio federale a modificare il Codice di procedura penale svizzero (CPP; RS 312.0) in modo da limitare le possibilità di sigillare i supporti dati (in particolare telefoni cellulari, computer portatili e archivi cloud). Le basi legali devono essere adeguate in particolare in modo tale che:
- Il salvataggio dei dati da parte delle autorità di perseguimento penale sia obbligatorio immediatamente dopo il sequestro, senza che ciò sia considerato una perquisizione illegittima.
- Lo strumento della sigillatura sia limitato a casi chiaramente definiti dalla legge in cui sussiste un diritto assoluto al segreto professionale o al rifiuto di testimoniare (ad es. avvocati, medici).
- Vengano sistematicamente impediti gli abusi volti a ritardare i procedimenti.
- Vengano introdotte deroghe, in particolare in caso di pericolo imminente o di minaccia alla sicurezza pubblica.

