Dopo il Consiglio nazionale, anche il Consiglio degli Stati si è espresso a favore di disposizioni moderate riguardo alle esportazioni di armamenti. Sul tavolo vi è dunque una soluzione in grado di raccogliere una maggioranza politica, che permette di pianificare con certezza non solo all’industria degli armamenti, ma anche ad innumerevoli aziende svizzere fornitrici. Un eventuale referendum danneggerebbe non solo l’industria e l’economia, ma metterebbe soprattutto a rischio la sicurezza del nostro Paese. L’Alleanza Sicurezza Svizzera si prepara, insieme ai partiti e alle associazioni, a una possibile votazione popolare.
Dopo il Consiglio nazionale, giovedì 4 dicembre 2025 anche il Consiglio degli Stati ha approvato una revisione moderata della Legge sul materiale bellico. Con la precedente revisione, le regole di esportazione per i beni d’armamento svizzeri erano state irrigidite in modo drastico. Questo aveva colpito duramente non solo le aziende che producono armi e materiale bellico finito, ma anche un numero enorme di aziende fornitrici, i cui prodotti sono impiegati non solo, ma anche nel settore della difesa.
La politica ha ora riconosciuto che tali irrigidimenti hanno danneggiato in modo significativo, da un lato, l’economia svizzera e, dall’altro, la sicurezza del nostro Paese. L’errore commesso con l’ultima revisione è stato ora corretto. “È però importante sottolineare che le regole per l’esportazione di armamenti e di componenti non vengono semplicemente riportate alla situazione precedente la revisione. Alcuni irrigidimenti resteranno in vigore”, spiega il consigliere nazionale Reto Nause, presidente dell’Alleanza Sicurezza Svizzera.
Allentamento solo per i Paesi con regole di esportazione simili a quelle svizzere
L’allentamento riguarda unicamente le disposizioni applicabili ai cosiddetti Paesi dell’Allegato 2. Tali Stati sono elencati in modo nominativo ed esaustivo nell’Allegato 2 dell’Ordinanza sul materiale bellico (OMB). Si tratta di Stati di diritto riconosciuti, che hanno assunto gli stessi impegni internazionali della Svizzera per il controllo del commercio di armamenti. Inoltre, il Consiglio federale avrà la possibilità di estendere questa regolamentazione anche ad altri Stati, qualora siano soddisfatte determinate condizioni. Con la revisione sarà eliminato l’obbligo di confermare che i beni acquistati rimangano nel Paese del primo acquirente. Questo permetterà ai Paesi dell’Allegato 2 di scambiarsi più facilmente i materiali tra loro o di utilizzarli congiuntamente.
Ogni esportazione continuerà a necessitare di un’autorizzazione
Ad eccezione delle esportazioni verso Stati partner chiaramente definiti, continueranno ad applicarsi le precedenti e rigorose regole di esportazione. Rimarranno escluse le forniture a Stati che violano gravemente o sistematicamente i diritti umani o nei quali sussiste un rischio elevato che i beni acquistati vengano impiegati contro la popolazione civile. “Sono inoltre esclusi gli Stati per i quali esiste un rischio elevato che possano riesportare il materiale svizzero a destinatari indesiderati”, precisa Matthias Zoller, segretario generale di Swiss ASD e membro di comitato dell’Alleanza Sicurezza Svizzera. Inoltre, con la revisione, il Consiglio federale ottiene la possibilità di rifiutare autorizzazioni all’esportazione qualora sussistano dubbi di politica estera, di sicurezza o di neutralità – anche se si tratta di esportazioni verso Paesi dell’Allegato 2. Per le stesse ragioni, il Consiglio federale potrà continuare a richiedere una dichiarazione di uso finale dal Paese acquirente.
Una votazione popolare è probabile
I partiti di sinistra ed i gruppi contrari all’esercito hanno già annunciato il lancio di un referendum. Essi perseguono esclusivamente obiettivi ideologici che danneggiano l’economia e, soprattutto, mettono in pericolo la sicurezza del nostro Paese. Ciononostante, è prevedibile che il referendum verrà effettivamente promosso. Per questo motivo, i partiti borghesi – sotto la guida dell’Alleanza Sicurezza Svizzera ed in collaborazione con diverse associazioni – si stanno preparando a una votazione popolare.

